Il modo migliore per percorrere la Pedamentina di San Martino è in discesa: partite dal belvedere accanto alla Certosa di San Martino, sulla collina del Vomero, scendete i suoi 414 gradini verso Corso Vittorio Emanuele e arrivate nel centro antico. La scalinata risale al XIV secolo, quando collegava la Certosa alla città sottostante, e ancora oggi funziona come una scorciatoia verticale attraverso Napoli più che come un monumento da ammirare dall’esterno. Questa guida spiega come raggiungere la cima nel 2026, con la funicolare di Montesanto chiusa, che cosa vedere durante la discesa e come aggiungere le scale del Petraio se volete un percorso più lungo.
Che cos’è la Pedamentina e perché percorrerla?
La Pedamentina è un lungo sentiero a gradoni che scende dalla collina del Vomero fino alla città storica. Secondo il portale turistico ufficiale di Napoli, comincia dal Belvedere di San Martino, “abbracciato” dalla Certosa e da Castel Sant’Elmo, e scende oltre Corso Vittorio Emanuele e via Salvator Rosa. La stessa fonte conta 414 gradini e la descrive come un modo per scoprire la città a piedi.
È proprio questo il suo fascino. Una mappa stradale appiattisce Napoli in una griglia di vicoli; questa scalinata mostra come la città sia davvero costruita a strati, con cupole, tetti, il golfo e il Vesuvio che appaiono e scompaiono durante la discesa. Scendere, poi, è molto più clemente per le gambe che salire, e con 414 gradini fa la differenza.
Come si arriva in cima con la funicolare di Montesanto chiusa?
La consueta scorciatoia per il Vomero, la funicolare di Montesanto, è chiusa dal 15 maggio 2026 per una revisione generale che, secondo Fanpage, durerà nove mesi. La fonte non indica una data esatta di riapertura: verificate quindi con ANM, l’azienda dei trasporti, prima di partire.
Nel frattempo ANM effettua un servizio navetta sostitutivo, la Navetta Fun Montesanto, tra piazza Dante e piazza Vanvitelli. Secondo Fanpage, ferma solo in corrispondenza delle stazioni della funicolare (piazza Vanvitelli, Corso Vittorio Emanuele, piazza Dante/salita Tarsia e piazza Matteotti/via Cesare Battisti), passa circa ogni 23 minuti e costa €1,30, come un biglietto di autobus o funicolare. Gli orari possono cambiare: considerate queste informazioni come un punto di partenza.
In alternativa potete invertire il percorso e salire. Un travel writer che l’ha percorso partendo da Montesanto racconta di aver preso le scale di Montesanto fino a Corso Vittorio Emanuele e di essersi immesso nella Pedamentina da via Pedamentina di San Martino, trovando la salita facile più che faticosa. Lo stesso autore segnala che il tratto tra Montesanto e San Martino non è sempre pulito. Se salite, indossate scarpe con una buona aderenza e prendetevela con calma.
Che cosa si vede in cima?
Concedetevi del tempo in cima prima di scendere. La Certosa e Museo di San Martino si trova sulla sommità della collina del Vomero, e il Ministero della Cultura indica che il belvedere a terrazza e i giardini sono aperti negli orari del museo: dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 18:30 e chiusura settimanale il mercoledì. Alcune aree, come il Quarto del Priore, hanno orari ridotti. La prenotazione è facoltativa e i biglietti si acquistano sul posto o tramite il sito Musei Italiani.
Castel Sant’Elmo sorge accanto ed è l’altro punto panoramico classico. Verificate i suoi orari di apertura aggiornati con il Ministero della Cultura prima di organizzare la giornata, perché i due siti sono gestiti separatamente.
Il portale turistico di Napoli spiega che dal belvedere lo sguardo abbraccia il centro storico, la curva del golfo, il Vesuvio, le isole e le cupole. Nelle giornate limpide è il miglior modo per orientarsi a Napoli: vedete tutta la città prima di entrarci a piedi.
Com’è la discesa?
Dal belvedere i gradini scendono in rampe brevi e il panorama cambia continuamente lungo il percorso. Il portale turistico suggerisce di camminare con calma e di lasciarsi tempo per le fotografie, e ricorda che in primavera i giardini lungo il tragitto si colorano di verde, mentre in autunno la luce si posa morbida sui tetti e sulle facciate del centro antico. In alcuni punti la manutenzione è discontinua: fate attenzione a dove mettete i piedi.
Arrivati a Corso Vittorio Emanuele avete una scelta: proseguire verso via Salvator Rosa e il centro antico, oppure trasformare la passeggiata in un anello con il Petraio.

Vale la pena aggiungere il Petraio?
Se avete tempo e gambe, sì. Il Petraio è un secondo percorso a gradoni che collega il Vomero con la città bassa. Lo stesso travel writer suggerisce di imboccare via Gradini del Petraio dall’alto e di scendere da lì, invece di tornare per la Pedamentina o in metropolitana. L’autore racconta di scorci verso il mare e Capri e di stradine strette che, con il sole, si prestano molto alle foto. In fondo si arriva a Corso Vittorio Emanuele, e le scale di Montesanto sono a circa cinque minuti a piedi.
Ne nasce un programma semplice per mezza giornata: raggiungete il Vomero, visitate la Certosa e il suo belvedere, scendete per una delle due scalinate e decidete a Corso Vittorio Emanuele se proseguire verso il centro antico o fermarvi lì. Evitate il mercoledì per il museo ed evitate i gradini bagnati se il tempo peggiora.
Dove andare dopo a Napoli
La passeggiata termina vicino al centro antico, quindi trovare un posto per pranzo è facile. La directory dei ristoranti di Napoli di Holiplanet elenca locali in tutta la città, e la Guida alla città di Napoli inserisce questo itinerario accanto alle altre attrazioni. Se una passeggiata come questa vi fa chiedere come sarebbe la vita di tutti i giorni su queste colline, la nostra pagina Vivere a Napoli tratta affitti per zona, sanità e trasporti per chi si ferma più a lungo.
Fonti ufficiali: Portale turistico di Napoli: la Pedamentina, Ministero della Cultura: Certosa e Museo di San Martino, Fanpage: chiusura della funicolare di Montesanto e navetta sostitutiva e Live the World: la Pedamentina e le salite del Petraio. Informazioni verificate il 27 ottobre 2026.
Crediti fotografici: copertina di Luca Musella e panorama dei tetti di Jonathan Attanasio, entrambe tramite Pexels.